Sei di Latina se è colpa di Coletta

Breve premessa. Sono stato uno dei primissimi in Italia – dal 1995, per la tesi di laurea – a occuparmi della dimensione politica di Internet (ho poi scritto sull’argomento per vari anni): e perciò oggi sono molto interessato a come i social network – Facebook, soprattutto – influiscono sulla formazione dell’opinione pubblica e quindi sulle dinamiche elettorali.

Negli ultimi mesi – da quando cioè ho aperto questo blog, “Risorse e rovine” – sono entrato in contatto con vari gruppi dedicati alla politica locale di Latina, con esperienze non sempre positive (da molti punti di vista). Caso emblematico, quello di “Sei di Latina se la ami”: orientato in senso per varie ragioni nostalgico (nel senso delle vecchie amministrazioni) e diventato un vero e proprio strumento di lotta contro LBC.

Cos’è successo? Che sono stato gentilmente invitato a eliminare dal gruppo le mie inchieste sugli ex assessori e sui beneficiari seriali di fondi pubblici (Enrico Tiero, Gianluca Di Cocco, Fabio Bianchi, Gian Luca Campagna), col pretesto che il mio blog non è una testata ufficiale (come molti altri sitarelli che fanno pseudoinformzione a Latina, del resto); e poi “espulso”, dopo aver fatto presente che sono un giornalista e ironizzato – “ti senti stocazzo” – con uno degli “amministratori”.

A me infatti fa un po’ sorridere, questa cosa: gli amministratori – di un gruppo su Facebook, neanche di un condominio – che imprimono il loro nome direttamente sulla copertina della pagina di presentazione online. Una vera e propria presa di possesso, a marcare il territorio; secondo me, lo scrivono anche sui loro cv! Che costoro siano legati a quel mondo – ex assessori, beneficiari seriali di fondi pubblici – è cosa ben evidente, direi pacifica: al mondo nostalgico dei Rosikators (cit.), come li ha brillantemente ribattezzati il mio amico Piermario De Dominicis.

Comunque, ho deciso di parlarvene – del gruppo, di come funziona – per quanto accaduto ieri: per un post in cui si racconta di un ragazzo (con problemi personali seri) apparentemente aggredito/malmenato – in ogni caso, senza gravi conseguenze – da alcune persone dalla pelle scura.

L’episodio è stato narrato da un’amica della mamma del ragazzo: che prima ha fornito dei dettagli e poi ha aggiunto delle considerazioni personali. Ecco, a me non interessa né se l’episodio è veramente accaduto né come è eventualmente accaduto: a me interessano la strumentalizzazione della vicenda e l’accoglienza ricevuta dal post (a cui sono state allegate due foto: non dei presunti aggressori, ma di due persone come si suol dire “di colore” prese a caso – uno vale l’altro, insomma…).

Queste le esatte considerazioni di Marisa Perrone, maiuscole comprese: “questa città NON E’ PIU’ SICURA PER NESSUNO… grazie al sindaco COLETTA e tutta la compagnia del BUSINESS che NASCONDONO bene i numeri e le CIFRE dell’ACCOGLIENZA”. Insomma, quanto è forse accaduto è sicuramente colpa di Coletta!

Tra commenti vari, inviti a denunciare e richieste di poter condividere sulla propria bacheca (o cose del tipo: “Fosse accaduto a mio figlio Coletta doveva scappare”) c’è chi ha chiamato in causa gli amministratori di cui sopra, in totale tre: “non se può scrivere qualsiasi cosa altrimenti si arriva alla guerra civile, l’ “ha detto Internet” è un mezzo pericolosissimo”.

Come hanno reagito gli amministratori, così solerti a eliminare dal loro gruppo le inchieste pubblicate sul mio blog? Il primo intervento – pilatesco – è stato di Emilio Andreoli, imprenditore e scrittore in quota Gian Luca Campagna: “mi sto stancando di leggere insulti, parolacce e istigazioni a delinquere… vedete un po’ voi…“.

Capito? Non si è attivato per rimuovere insulti ed esibizioni di razzismo, ma se n’è lavate le mani: dopotutto, ce l’hanno con Coletta e non coi suoi predecessori! Insomma: lo sfogatoio incontrollato contro l’attuale sindaco va bene, le inchieste sugli ex amministratori – documenti alla mano – non andavano bene.

A ruota, è intervenuto “Corbi Mauro” (agli esami universitari, il Carducci giustamente cacciava via chi si presentava con cognome e nome), responsabile di un progetto di comunicazione turistica con Mauro Bruno già candidato coi Cuori italiani di Tiero: “[…] proprio perché tutti devono prendersi le responsabilità di ciò che scrivono, lasciamo [il post] in bella vista“. Essì, i rigidissimi amministratori di “Sei di Latina se la ami” hanno optato in questo caso per la linea morbidissima – chissà perché!

Il Corbi, rispondendo a un commento di protesta per gli insulti al sindaco, ha ulteriormente esplicitato l’approccio che si è rivelato permissivista solo nel caso di Coletta: “di commenti [sic] gratuiti nei confronti di questa amministrazione e nei confronti del nostro sindaco sono pieni tutti i post. Oramai non ci si fa nemmeno più caso“. Insomma: in “Sei di Latina se la ami” c’è libertà piena di insulto, ma solo se è a sfondo razzista o se è ben mirato! Perché non lo rinominano “Sei di Latina se è colpa di Coletta”?

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