Colleferro capitale della cultura. E Latina?

Qualche settimana fa, Colleferro è stata proclamata “città regionale della cultura” e ha ottenuto un finanziamento regionale di 100.000 euro per un calendario di eventi per l’appunto culturali da realizzare nel 2018 (i dettagli li trovati sul sito della regione Lazio).

Vi evidenzio le caratteristiche essenziali del progetto vincitore, affinché possa magari nascere un dibattito. Innanzitutto c’è un coinvolgimento operativo di altri comuni, perché oltre a Colleferro hanno ottenuto il titolo e i finanziamenti – su di un piano di parità – anche Artena, Labico, Paliano e Valmontone. Fanno autenticamente sistema, non stanno lì a guardarsi l’ombelico.

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Il progetto è focalizzato e non dispersivo: ha come tema centrale e pressoché unico il Novecento, non è stato inserito alla rinfusa – modello Tiero – tutto quello che è presente sul territorio. Inoltre, i finanziamenti regionali non sono esclusivi ma si aggiungono ad altre risorse sia pubbliche sia private (è così che si fa cultura nel XXI: niente più parassitismo, divisione del malloppo tra i soliti noti; no, bisogna esser capaci di attrarre degli investimenti…).

Il progetto è corposo, integralmente pubblicato online: non l’ho ancora letto tutto con attenzione e non posso pertanto dare un giudizio tecnico, ma l’impressione è che sia stato redatto da persone serie e capaci (tanto più che la commissione selezionatrice NON era composta da soli funzionari regionali ma anche da autentici esperti di fama nazionale). Già questi elementi sono per me molto convincenti: “Il Comitato di Gestione avrà anche il compito di diffusione dei dati relativi ai risultati.” Persone con responsabilità chiare, valutazione dei risultati ottenuti: amministrazione smart, amministrazione al passo coi tempi.

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Dico: a Latina proprio non riescono a rendersi conto – la Di Muro e la sua coterie di pensionati – che c’è una differenza abissale tra questo approccio moderno e professionale e il loro approccio antiquato e inadeguato? L’ho spiegato: il nostro assessore aveva in mente di candidarsi senza un progetto, ma presentando una lista di eventi del tutto scollegati tra loro; ripeto: non ha la benché minima idea di cosa siano le politiche culturali nel XXI secolo, sta facendoci perdere occasioni per noi drammaticamente necessarie di sviluppo (perché Latina è isolata, al di fuori di ogni serio flusso turistico internazionale).

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E sì, so bene che hanno preso i soldi X e i soldi Y: ma per progetti che non servono a nulla, che non hanno futuro, che daranno benefici (anche economici) ai soliti e pochi noti in circolazione da decenni. Lo dico al sindaco Coletta col cuore in mano: è questa sciatteria amministrativa, questa incapacità di coinvolgere persone propositive e innovative con esperienze internazionali, che ci sta condannando; perché, caro sindaco, il cambiamento non provi invece a renderlo concreto tagliando i legami soffocanti col passato disastroso?

Le idee di qualche mese fa possono benissimo essere adottate adesso: assessorato a cultura e turismo (niente più scuole e insegnanti in pensione tra i piedi), area regionale di programmazione integrata dell’Agro pontino, strategie di respiro internazionale, Unesco e Getty, team di giovani seri e preparati (pagati come si deve). Basta coi musei dove non va nessuno, basta con le mostre dove vanno solo gli amici degli organizzatori, basta con questa ridicola autoreferenzialità, basta on l’incompetenza e la cialtroneria. E comunque: ma almeno un dibattito pubblico sul tema lo vogliamo aprire? A più voci, eh: non facciamo che come al solito sono sempre gli stessi a parlare…

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